Succede a Caia
[Rubo e posto una mail che mi è arrivata in questi giorni...]
Appena rientrata sono venuta a conoscenza di una situazione molto grave riscontrata nel quartiere Amilcar Cabral: 5 bambini, il più grande di 16 anni, poi uno di 8, uno di 6 e gli ultimi due di 4 e 3 anni, sono rimasti orfani poco più di un mese fa e circa dieci giorni fa è andata a fuoco la loro capanna, per loro distrazione, pare mentre si cucinavano qualcosa da mangiare. Da 10 giorni quindi questi bambini sono costretti a dormire all’aria aperta e a causa del freddo di queste settimane, il più piccolino è stato urgentemente ricoverato in ospedale, con gravi problemi di malnutrizione. Il piccolo è sieropositivo e questo ci fa pensare che anche gli altri fratelli maggiori possano esserlo. […] Come Cuidados Domicialiarios i responsabili Elias e Zacarias e alcuni attivisti si sono resi disponibili in prima persona per dare continuità alle eventuali cure (il trattamento antiretrovirale) del piccolino. […]
Ci siamo quindi interessati non solo del caso più grave del bimbo in ospedale, ma anche degli altri per capire come fosse possibile che in una realtà come questa, la famiglia non stesse appoggiando i ragazzini. Con l’aiuto di Elias, Zacarias, Josè e Sonia, abbiamo capito che i familiari della defunta madre dei bambini (una prostituta), per questioni tradizionali non vogliono aver nulla a che vedere con loro. L’unica che se ne era preoccupata un po’ in passato è una cugina della madre, che però addolorata ci ha detto che lei non poteva fare più nulla per questi ragazzi, in quanto il marito già più volte ha minacciato di sbatterla fuori di casa se li avesse aiutati ancora.
Ci siamo preoccupati quindi di denunciare la cosa agli “assistenti sociali” che hanno garantito un appoggio in termini di utensili per la casa e un rifornimento di cibo di base, solo che questi acquisti dovranno essere fatti a Beira e quindi non si possono garantire tempi rapidi per la consegna. [...] Ma a questo punto i 4 bambini si trovano ancora all’aria aperta, con una coperta per tutti e con il più piccolino in ospedale. Abbiamo visto che il più grande sta cercando di seguire il bimbo ricoverato (e ricordiamoci le condizioni attuali dell’ospedale), procurare da mangiare agli altri e costruire mattoni tradizionali (per ora ne ha costruiti 300), mentre il secondo si occupa dei due più piccolini.
Ho chiesto al nostro tecnico di costruzioni di fare un piccolo preventivo per l’eventuale realizzazione di una casa tradizionale, ma con copertura in lamiere ondulate e non paglia. Il preventivo, cercando di tagliare al massimo i costi, ma di mantenere un certo livello di qualità e resistenza, è di circa 12.000 mt. […] Visto questo preventivo non mi sono sentita di utilizzare il “fundo vida” (il fondo di solidarietà destinato ai nostri dipendenti) per l’eventuale appoggio alla costruzione di questa casa poiché, essendo un fondo dedicato a tutti i nostri lavorati, avrei rischiato di esaurirlo e non poter garantire l’appoggio ad altri qualora ne avessero avuto bisogno prossimamente.
Ho pensato di presentare la situazione ai nostri collaboratori così come realmente è. Ho spiegato la motivazione per cui non mi sentivo di usare il “fundo vida”, e ho chiesto se come membri di questa comunità avessero idee o potessero contribuire in qualche modo per l’aiuto di questi ragazzini. C’era chi conosceva la situazione e se ne era preoccupato per primo denunciandola tempo fa all’azione sociale, ma senza successo, e c’era chi non sapeva nulla dell’accaduto.
La risposta è però stata unanime e veramente toccante. Tutti hanno deciso che avremmo dovuto fare qualcosa per aiutare il maggiore dei ragazzi a costruire la casa e che ciascuno con le proprie possibilità avrebbe contribuito in qualche modo. C’è chi ha offerto una lamiera, chi 500 mattoni della casa che si stava costruendo, chi vestiti invernali per bambini, molti una parte del proprio salario di fine mese e così via. Quello che è accaduto ieri lo ritengo un esempio di grande umanità e capacità di mutuo-aiuto di una comunità che piano piano sta crescendo.
Questo genere di reazioni e azioni, sono le piccole grandi profonde soddisfazioni quaggiù, che personalmente mi porterò per sempre dentro. [...]
Elena
